Interessante pronuncia della Corte di Cassazione, depositata il 31 marzo 2026, n. 7965 perchè evidenzia come non sia sufficiente mantenere il controllo della società per almeno cinque anni, ma occorre la dichiarazione contestuale alla presentazione della dichiarazione di successione con cui l’avente causa si impegna a proseguire l’attività o a detenere il controllo per il periodo richiesto dalla legge.
Il caso
Una contribuente aveva impugnato l’avviso di liquidazione dell’imposta di successione relativo al trasferimento del 100% del capitale di una società già appartenente al de cuius, sostenendo di avere diritto all’esenzione prevista dall’art. 3, comma 4-ter, del d.lgs. 346/1990.
Aveva anche evidenziato che la dichiarazione di voler proseguire era stata presentata, seppure dopo la notifica dell’avviso, e che una coerede aveva allegato alla denuncia di successione una dichiarazione anche nell’interesse degli altri eredi.
La CTR aveva dato ragione alla contribuente, ritenendo che la decadenza dal beneficio riguardasse solo il mancato mantenimento del controllo o della prosecuzione dell’attività per cinque anni, e non anche la tardività della dichiarazione.
Che cosa dice la Cassazione
La Suprema Corte ribalta questa impostazione.
Secondo la Cassazione, il beneficio fiscale previsto dall’art. 3, comma 4-ter, TUS, richiede due presupposti concorrenti:
- l’avente causa deve proseguire l’attività d’impresa oppure detenere il controllo per almeno cinque anni dal trasferimento;
- deve rendere contestualmente alla dichiarazione di successione un’apposita dichiarazione in tal senso.
Questi due requisiti non sono alternativi, né uno può assorbire l’altro.
La Corte spiega che il primo requisito opera come condizione da mantenere nel tempo, mentre il secondo è una vera e propria condizione di accesso al beneficio: se manca la dichiarazione contestuale, il diritto all’agevolazione non nasce proprio.
Tradotto: non siamo davanti a un vizio sanabile con una dichiarazione tardiva.
Siamo davanti a un beneficio che non si perfeziona mai.
Il punto più delicato
La Cassazione aggiunge un altro chiarimento molto utile nella pratica.
Non basta che un coerede presenti la dichiarazione “anche per conto degli altri”, salvo che vi sia una formale delega. La possibilità, prevista dall’art. 28 TUS, di presentare la denuncia di successione anche in nome e per conto degli altri coeredi, non si estende automaticamente all’opzione agevolativa, che implica una personale assunzione di impegno circa il mantenimento del controllo o la prosecuzione dell’attività.
Quindi:
- la dichiarazione deve essere resa dall’avente causa interessato;
- deve essere resa contestualmente;
- non è sufficiente sanare dopo, nemmeno se in concreto il controllo viene poi mantenuto.
Perché questa ordinanza conta davvero
Questa decisione è molto importante per chi si occupa di:
- passaggio generazionale di quote e azioni;
- successione nell’impresa di famiglia;
- pianificazione fiscale delle partecipazioni.
Il messaggio è semplice:
nelle agevolazioni fiscali, la sostanza conta, ma la forma conta eccome.
E quando la legge richiede una collaborazione specifica del contribuente, quella collaborazione non può essere considerata un dettaglio burocratico.
In materia di esenzioni e agevolazioni, la Cassazione ribadisce infatti il principio della stretta interpretazione: niente analogia, niente letture elastiche, niente recuperi postumi fuori dai casi espressamente previsti.
Il takeaway operativo
Chi assiste famiglie, imprenditori ed eredi nella successione di partecipazioni societarie dovrebbe verificare subito tre cose:
- se il trasferimento consente effettivamente l’acquisizione o integrazione del controllo richiesto dalla norma;
- se ogni avente causa interessato al beneficio ha reso la propria dichiarazione nei tempi e nei modi previsti;
- se esistono deleghe formali, quando la pratica viene gestita da un solo coerede.
Perché a volte il problema non nasce dalla struttura dell’operazione.
Nasce da una firma mancata. O peggio: da una firma arrivata un giorno troppo tardi.
FAQ finali
1) Se l’erede mantiene davvero il controllo per cinque anni, l’esenzione si salva anche senza dichiarazione contestuale?
No. La Cassazione afferma che la dichiarazione contestuale è un presupposto autonomo e necessario per accedere al beneficio. Se manca, l’agevolazione non sorge.
2) La dichiarazione può essere presentata dopo la notifica dell’avviso di liquidazione?
No. La Corte esclude rilevanza alla dichiarazione tardiva, perché la norma richiede la presentazione contestuale alla dichiarazione di successione.
3) Un coerede può fare la dichiarazione anche per gli altri?
Solo se c’è una formale delega. Non basta che un coerede presenti la denuncia di successione anche per conto degli altri: questa facoltà non equivale automaticamente alla manifestazione dell’opzione agevolativa.
4) Questa ordinanza riguarda solo le aziende o anche le partecipazioni sociali?
Riguarda anche le partecipazioni sociali, e nel caso concreto si discuteva proprio del trasferimento del 100% del capitale di una società.
5) Qual è il messaggio pratico per professionisti e consulenti patrimoniali?
Che nella pianificazione successoria delle partecipazioni societarie occorre controllare non solo i requisiti sostanziali, ma anche ogni adempimento formale richiesto dalla norma, perché un’omissione documentale può far perdere integralmente l’esenzione.
- Avv. Francesco Frigieri
- 👉 Iscriviti alla Community PatrimoniaHub (gratuito!)
https://www.patrimoniahub.academy/pages/acquisizione-contatti-network - 👉 Scopri i prossimi webinar gratuiti
https://www.patrimoniahub.it/eventi/c/0 - 👉 Prenota una video-call conoscitiva con lo Staff
https://www.patrimoniahub.it/videocall


